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Il piede diabetico – 1

Questo mese affrontiamo insieme al nostro tecnico ortopedico Antonio Gaiani un tema piuttosto complesso che ci impegnerà per qualche numero, “Il piede diabetico”.

Sig. Gaiani è vero che questa complicanza del diabete sta aumentando negli ultimi anni?

Sì, i progressi che la medicina ha fatto negli ultimi anni hanno fatto sì che i pazienti diabetici, rispetto a qualche decennio fa, abbiano visto le proprie condizioni di vita praticamente assimilabili a quelle di chiunque altro, rimangono però alcuni problemi principali legati alle complicanze croniche del diabete, tra queste un ruolo rilevante nella nostra attività è assunto dal “piede diabetico” e la sua affermazione è tanto più vera se si pensa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che nel 2025 il numero di pazienti diabetici sarà di circa 25 milioni rispetto ai 120 milioni del 1996.

E che circa il 15% di tali pazienti sviluppa la complicanza di cui stiamo parlando.

Ma in cosa consiste questa complicanza?

Si parla di piede diabetico in due diverse situazioni, la prima quando si sviluppa una arteriopatia diabetica che genera un insufficiente apporto sanguigno alla zona. La seconda quando invece l’insufficienza è di tipo neurologico e i nervi che controllano la zona del piede perdono sensibilità e ne riducono la motricità. In entrambi i casi la funzione e la struttura del piede vengono compromesse.

La presenza di una situazione esclude l’altra?

Purtroppo no, in realtà spesso le due alterazioni coesistono generando situazioni spesso complicate da gestire. La mancanza di percezione del dolore, conseguenza diretta della neuropatia, se aggiunta alla patologia arteriosa può arrivare a generare delle ulcere che portano alla necrosi dei tessuti con conseguenti complicanze gravi fino all’amputazione del piede.

Facciamo presente che il 50% delle amputazioni degli arti inferiori che avviene al giorno d’oggi è imputabile al piede diabetico. Ovviamente questo è l’arrivo limite della patologia, molto si può fare per prevenire questa degenerazione profonda.

Come dobbiamo comportarci allora in presenza di questa complicanza?

Intanto è importante una corretta informazione medica sull’effettiva gravità del problema, è necessario rivolgersi a un diabetologo che oltre a effettuare una corretta diagnosi   fornirà tutte le informazioni necessarie alla prevenzione e alla cura della patologia. Inoltre una adeguata e quotidiana cura ed igiene del piede, oltre alla prevenzione ed al corretto stile di vita, sono fondamentali per i diabetici. Altrettanto fondamentali sono le calzature da utilizzare, che devono essere morbide, confortevoli ed evitare gli sfregamenti e gIi attriti. Inoltre i pazienti che negli anni si sono rivolti a centri specializzati nella cura del piede diabetico hanno portato una riduzione significativa delle amputazioni, questo significa che i mezzi per migliorare la situazione esistono ma bisogna sapersi affidare alle giuste figure professionali e soprattutto seguire in maniera ligia e puntuale tutte le indicazioni che gli specialisti possono fornire al paziente.

In casi di piede diabetico con ulcere già esistenti, dove quindi la prevenzione non è stata adeguata, esistono soluzioni?

Certamente molto si può fare ripristinando le corrette metodiche di igiene e cura che avremo modo di approfondire. Per permettere poi al paziente di continuare a camminare anche in situazioni compromesse sarà necessario di dotarsi di calzature adeguate e appositamente costruite per questa eventualità, in abbinata alla creazione di plantari su misura anch’essi realizzati in materiali e con una tecnologia tali da preservare e aiutare nella guarigione del piede.

 

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